
In clima di pacs, matrimoni gay, fecondazione assistita, l'unica cosa che riesce ancora a scandalizzare è una dichiarazione contro la guerra.
Nella straordinaria banalità delle parole pronunciate da un rocker troviamo lo specchio della società, e la riscoperta di una onesta comunicazione.
Sabato 3 febbraio, all'Assemplea Generale delle Nazioni Unite, New York, si è tenuto il concerto di Ennio Morricone per l'insediamento di Ban Ki-Moon (mi auguro che tra qualche giorno si finisca di chiamarlo "insediamento", visto che sta durando da un mese).
I numerosi artisti ospiti hanno illustrato gli obiettivi di sviluppo dell' ONU. Lou Reed, ospite come altri, ha preso la libera iniziativa di deviare il suo discorso sul tema "guerra in Iraq", facendo crollare la platea in incontenibile imbarazzo.
Le sue parole sono state: "Come newyorkese, anch'io sono vivo del sangue della guerra in Iraq. Fermiamo la guerra, andiamocene via dall'Iraq. Non posso più campare della morte degli altri".
Silenzio assoluto tra il pubblico, poi un timido applauso. Dopo qualche minuto l'applauso deciso.
1 commento:
W i Ricchioni!
Toschi
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