martedì 27 febbraio 2007

Le Passanti


Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.


Una delle più belle canzoni italiane.
Testo evocativo su musica struggente.
Opera di Brassens, nella versione italiana di De André.

mercoledì 21 febbraio 2007

E' crisi di Governo


Poche ore fa l'annuncio ufficiale. Il Governo è in crisi e Prodi ha presentato le dimissioni a Napolitano. Altro déjà vu.

martedì 20 febbraio 2007

Colpito e affondato


Mai avrei pensato di produrre dei pensieri su Britney Spears e renderli persino di dominio pubblico. Ma quello che riporta Repubblica, in una pagina di qualche giorno fa, ha un contenuto ben più esplosivo di una pop star che, oltrepassato il limite del successo internazionale, riscopre i piccoli piaceri terreni trasgressivi, come una rasatura totale di testa e qualche tatuaggio.
La Spears, sempre patinata, sempre ottusamente preparata, accanita fan di Bush, ora anche nella versione neo-mamma, ha sempre rappresentato, in patria e all'estero, l'emblema della donna statunitense di spettacolo: bona, bravina, con grinta e magari due tette grandi (che non aveva, ma ha prontamente risolto).
Ora la si vede, nella foto di Repubblica, sfatta, stanca, con qualche tratto psicotico e palesemente depressa. Gli amici commentano con "Sta mandando a rotoli la sua vita". Non sarà che sta decidendo ora di vivere la sua vita? Non è forse tutto quello che le hanno creato intorno, e lei stessa, una mirabile metafora dell' american-way-of-life? Un metafora di corsa al successo, di immagine pubblica inscalfibile, di tenore di vita elevato, di consumi illimitati, di perfezione esterna e di cumuli di polvere che vengono nascosti sotto il tappeto.
E gli USA, che l'hanno creata a loro immagine e somiglianza, ora sono pronti ad additare e disconoscere questo strano morbo depressivo che si sta impadronendo di lei, questa variabile non programmata, non voluta, ma frutto delle stesse attenzioni originarie.
Che déjà vu.

sabato 17 febbraio 2007

Base si, base no


Oggi manifestazione nazionale a Vicenza contro la costruzione della seconda base NATO in città, prossima Dal Molin. Attese 80 mila persone tra famiglie, bambini, leghisti, comunisti, politicame vario. Per la prima volta non ho affatto le idee chiare in materia e soprattutto non ho un'opinione argomentabile a riguardo. Mi ha sorpresa la recente scoperta (personale, ma il fatto è pubblico da sempre) della presenza, nel nostro paese, di alcune testate nucleari americane, conservate proprio presso alcune della basi NATO sparse in Italia.
Indipendentemente dall'accaduto, l'intera vicenda non ha risparmiato la sinistra da un'ulteriore, imbarazzante, situazione.

giovedì 15 febbraio 2007

Questi riti vintage


Ieri è passata, nella mia personale indifferenza, la giornata di San Valentino.
Non starei neanche qui a perderci del tempo su, se non fosse per un curioso fenomeno riscontrato in farmacia.
Da sempre questa è la giornata votata ai fidanzati, all'overdose di baci perugina, al dominio incontrastato dei colori rosso-rosa, ai servizi insostenibili di Studio Aperto.
In concreto questa è la giornata in cui i single con carattere indefinito si frustrano, le coppie trombano, la perugina fa soldi a palate, e non solo la perugina, i club strip-men per sole donne fanno il pienone e le amiche si organizzano in carovane per recarsi al santuario di questi club privè, organizzate meglio di "Un ponte per" e altre associazioni umanitarie messe insieme.
Scena: giorno di San Valentino, ore 19.20, farmacia anonima in una anonima metropoli italiana.
Un tipo vorrebbe comprare il "durex play". Nell'evidente imbarazzo dell'acquirente, il farmacista incalza con i suoi "Ma quale?", "Morbido, duro?", "Rosa, bianco?"...e conclude con un "Mi dispiace, ma oggi l'articolo è andato a ruba!". Sconforto sul volto del tipo, arreso, alle 19.30, all'idea di un manage standard con la sua bella...e al solito bacio perugina, con conseguente "Cippalippa, tesoruccia".
Diciamolo, all'anacronistico ed insopportabilmente falso giorno di San Valentino, sarebbe eccessivamente onesto dichiarare la natura della festa e definirla giornata internazionale del sesso?
Per chi non sapesse cos'è un durex play (ma esiste qualcuno che non sa cosa sia?!), lascio la parola alla proverbiale franchezza di Selvaggia Lucarelli.

sabato 10 febbraio 2007

Graceland

And I see losing love
is like a window in your heart
Everybody sees you're blown apart
Everybody sees the wind blow
...
For reasons I cannot explain
there's some part of me wants to see
Graceland
And I may be obliged to defend
every love, every ending
Or maybe there's no obligations now
Maybe I've a reason to believe
we all will be received
in Graceland.

P. Simon

giovedì 8 febbraio 2007

Live in Tropical Pizza


Lunedì 5 febbraio è stata ospite di Tropical Pizza (radio deejay) Amy Winehouse.
Come spesso accade nelle puntate live della trasmissione, si è fatta musica live gradevole.
Foto, audio e video sono disponibili qui.
Interessante anche la puntata con ospiti i The Fratellis, sempre sul sito.

The world is not enough


Con la mappa di Peters, mia nuova passione, vi passo un interessante sito sulle guide turistiche fai-da-te. In inglese. www.world66.com

domenica 4 febbraio 2007

Walk on the wild side, Lou.


In clima di pacs, matrimoni gay, fecondazione assistita, l'unica cosa che riesce ancora a scandalizzare è una dichiarazione contro la guerra.
Nella straordinaria banalità delle parole pronunciate da un rocker troviamo lo specchio della società, e la riscoperta di una onesta comunicazione.
Sabato 3 febbraio, all'Assemplea Generale delle Nazioni Unite, New York, si è tenuto il concerto di Ennio Morricone per l'insediamento di Ban Ki-Moon (mi auguro che tra qualche giorno si finisca di chiamarlo "insediamento", visto che sta durando da un mese).
I numerosi artisti ospiti hanno illustrato gli obiettivi di sviluppo dell' ONU. Lou Reed, ospite come altri, ha preso la libera iniziativa di deviare il suo discorso sul tema "guerra in Iraq", facendo crollare la platea in incontenibile imbarazzo.
Le sue parole sono state: "Come newyorkese, anch'io sono vivo del sangue della guerra in Iraq. Fermiamo la guerra, andiamocene via dall'Iraq. Non posso più campare della morte degli altri".
Silenzio assoluto tra il pubblico, poi un timido applauso. Dopo qualche minuto l'applauso deciso.

venerdì 2 febbraio 2007

Silence like a cancer grows


Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision
That was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
Beneath the halo of a street lamp
I turn my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed
By the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs
that voices never share...

And no one dared
Disturb the sound of silence.

"Fools," said I, "you do not know
Silence like a cancer grows."
"Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you."
But my words like silent raindrops fell,
And echoed in the wells of silence.

And the people bowed and prayed
To the neon god they made.
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming.
And the signs said: "The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls,
And whisper'd in the sound of silence."

Ciao, oscurità, vecchia amica
sono qui per parlarti di nuovo
perché una visione arrivando dolcemente
ha lasciato i suoi semi mentre dormivo
e la visione
che si è fissata nella mia mente
rimane ancora
dentro il suono del silenzio

In sogni senza riposo io camminai da solo
in strade strette acciottolate
nell’alone di luce di un lampione
sentii il mio colletto freddo ed umido
quando i miei occhi furono abbagliati
dal lampo di una luce al neon
che spezzò la notte
e intaccò il suono del silenzio.

E nella luce fredda io vidi
diecimila persone, forse più.
Persone che parlavano senza dire nulla
persone che ascoltavano senza capire
persone che scrivevano canzoni
che le voci non potevano cantare assieme
e nessuno osava

disturbare il suono del silenzio

"Pazzi" dissi io "voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro"
"Ascoltate le parole che io posso insegnarvi.
Prendete le mie braccia così che possa raggiungervi."
Ma le mie parole cadevano come gocce di pioggia silenziose,
e ne usciva l’eco dai pozzi del silenzio.

E la gente si inginocchiava e pregava
al dio neon che aveva creato.
E l’insegna lampeggiava il suo messaggio
con le parole che lo formavano.
E il messaggio era: "Le parole dei profeti
sono scritte sui muri della metropolitana
e negli androni dei palazzi,
e diventano sussurro nel suono del silenzio."


The Sound of Silence
P. Simon and A. Garfunkel