mercoledì 30 gennaio 2008

Waitin' for the next genocide

"Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo” – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti! "
da Il Grande Dittatore, Charlie Chaplin

venerdì 25 gennaio 2008

UDEUR: n' insalat' e' sciem'

Questa perla di saggezza popolare è quello che mi è arrivato oggi all'orecchio, mentre percorrevo di fretta la mia strada. Alcune persone parlavano concitatamente della notizia del giorno, ad un tratto uno è emerso dal gruppo urlando "Song' sul' n'insalat' e' sciem'!" ("Sono solo un'insalata di idioti"). Il che descrive alla perfezione l'immotivata dinamica delle ultime 24 ore, che hanno visto Mastella prima martire (un altro Unto del Signore!), poi "ostaggio della Maggioranza", infine artefice del crollo del Governo. Un crollo che sembra frutto di un personale capriccio dell' ex ministro, più che di una ragionata strategia politica. Nonostante la mia sfacciata appartenenza all'ala sinistra del Parlamento Italiano, vorrei qui esprimere un ringraziamento all'ex ministro per avere smascherato involontariamente un grande arcano della poesia internazionale, nonché per avermi regalato due intense giornate di pettegolezzo politico con amici stranieri. All'estero non sono abituati a "certi tipi di politica" e devono ancora pienamente interpretare le vicende di quella italiana, da loro vista come un'enigmatica pantomima di ispirazione medioevale, supportata ed alimentata da una popolazione vassalla, istupidita da anni di teledipendenza mediaset, e dedita alla pratica dei favori sotto banco e delle facili scorciatoie. Mi auguro che agli occhi di uno straniero questo gioco delle tre carte su scala nazionale resti un'insoluta particolarità, un folklorismo tipico italiano, altrimenti nessuno ci risparmierà una pedata fuori dalla UE.
Nonostante tutto, rendiamo grazie a Clemente Mastella, l'uomo per cui sono sorte piccole isole di ilarità informatica, geniali nei contenuti, ma soprattutto rendiamo grazie a Clemente Mastella per avere indirizzato la sua vivacità culturale sugli oscuri lidi della poesia "Lentamente muore", nota anche come "Ode alla vita". Pubblicata su blog di inquieti adolescenti, oggetto di scambio tra innamorati, vessillo delle persone in crisi, "Lentamente muore" è stata riproposta ieri in Parlamento dall'ex ministro, con espressa dedica a Prodi, in uno dei recenti slanci di romanticismo che lo hanno rapito. Conoscenza di popolo, e statistiche web, vogliono questa poesia essere firmata da Pablo Neruda ed anche Mastella la pensava così, mentre ieri declamava l'opera con paternale premura. Ma, attenzione!, è di oggi la notizia di Repubblica che smentisce clamorosamente la paternità della poesia di Neruda, firmata invece da tal Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana. Caro Mastella, tutti possiamo toppare, ma a te non è concesso perchè vanti un folto gruppo di lacché ed assistenti (spesati dallo Stato) il cui motivo di esistenza è proprio risparmiarti certe gaffe. Ripropongo qui l'oggetto dello scandalo perchè, checché ne dica
La Repubblica, resta uno scritto vivido e genuino, capace di turbare molti dei suoi lettori.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.

lunedì 21 gennaio 2008

Bandini, give me some of you!


Ask the dust, di John Fante, è un libro che cattura.
Adoro Arturo Bandini con le sue inconcludenze, le sue incoerenze, la sua bontà, la sua analisi critica ma parziale della realtà, la sua oscena e così umana ambivalenza.
Arturo Bandini, lo scrittore, così autocelebrativo, così insicuro, così convinto delle sue qualità, così sfiduciato. Arturo Bandini, un uomo come tanti, un uomo come me.
Mi piaci perchè sei onesto nella tua disonestà con te stesso; perchè ti cuci addosso ruoli che non ti appartengono e ti compiaci quando il risultato è credibile; perchè sei una buona persona, anche se la realtà non ti consente di mostrarlo; mi piaci perchè sei un fatalista costretto alla razionalità dalla tua intelligenza; perchè sei un passionale, dal temperamento umorale, alla ricerca di equilibrio; perchè vorresti sottomettere tutto alla tua logica ma ti ritrovi travolto dall'emotività. Mi hai conquistata con la tua drammatica ironia; perchè sei leggero nella tua profonda pesantezza; perchè pensi di meritare di più ma riconosci quanto ti basta; mi hai conquistata perchè la tua tragedia è quella dell'umanità; perchè il gioco delle non-corrispondenze è beffa e sfregio, ci nobilita e condanna allo stesso tempo.
La tua voracità è la mia, Bandini, e la tua pigrizia lo è anche; il tuo senso di giustizia è mio; i tuoi dubbi sono i miei e la polvere che invade tutto, che intorbidisce il pensiero, che offusca la vista e stordisce i sensi è la stessa che sento sulla mia pelle, tra i capelli, ai lati delle labbra.
Un giorno, il giorno del terremoto a Long Beach, la sensazione di inquietudine e di abbandono ti ha sopraffatto. Avevi la coscienza segnata e un senso di giustizia si agitava dentro di te, definendo un'ombra che si estendeva come la polvere del Mojave soffiata dal vento. Lì hai avuto l'intuizione che tu, e tutte le persone che tu conosci, e voi, e noi ci limitiamo a sfiorare la vita senza mai afferrarla veramente. E una vertigine ti ha paralizzato sulle ginocchia, a terra, incapace di contenere questa rivelazione. Arturo Bandini, scrittore, bugiardo, uomo, i tuoi pensieri e le tue parole hanno parlato all'autentica me, alla me cancellata, alla me in costruzione; hanno parlato, parleranno, a voi, "se solo siete uomini ed avete vissuto almeno un ".