
Le date scomode della storia che vengono riesumate con ciclicità annuale per muovere la gente ad una riflessione o, come si porta dire da anni, "per non dimenticare", hanno sempre lasciato il tempo che hanno trovato.
La storia insegna a tutti, parla a tutti, ma non tutti sono disposti ad ascoltarla.
Essere nel chiuso della propria camera a riflettere, in questo 27 gennaio, uguale a tanti altri, sulle barbarie che si sono chiuse, simbolicamente, in questo giorno di un anno distante solo 60 anni circa da noi (neanche il tempo di coprire una vita umana) è un gesto privo di senso se non accompagnato da una intima riflessione, che è nostra, che ci appartiene, che lo è sempre, nel quotidiano, che ci fa analizzare gli accadimenti del mondo con occhi diversi.
Con occhi che hanno ascoltato la storia, che non dimenticano e non necessitano di un "giorno della memoria" perchè ricordano sempre.
A che serve questo rito della memoria?
Oggi, ora, serve.
Serve nel momento in cui apriamo Repubblica e leggiamo "Ahmadinejad nega l'esistenza dell'Olocausto". Serve, squallidamente, per creare movimento, fiction televisive, trasmissioni radiofoniche, speciali tv sull'argomento che possano ravvivare l'attualità di questa storia così violenta e così vicina, offesa sempre più da movimenti negazionisti.
Sarebbe opportuno cambiare lo slogan in "Per non mistificare", così da restituire a questa giornata il senso che ora ha continuare a celebrarla.
Riporto una riflessione interessante che lessi su un numero de L'Espresso dei primi di gennaio.
Era un'intervista a Dan Diner, storico, ebreo, docente universitario a Gerusalemme.
Alla domanda "Il tabù di Auschwitz, dell'Olocausto, è alla base dell'idea dell'Europa postbellica?", lui risponde così: "Auschwitz e Olocausto non sono la stessa cosa. L'Olocausto è una costruzione culturale, sorta anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che comporta didattica, monumenti, film, romanzi, memoria stilizzata e sacralizzata. Auschwitz è invece l'immediatezza dell'evento: è lo sterminio senza alcuno scopo, senza nemmeno riconoscere alle vittime il loro status di esseri umani. L'Olocausto nasce dalla difficoltà di comprendere Auschwitz".
1 commento:
Proprio stasera ho visto un filmettino leggero leggero.
Io direi di ricordare si... ma non solo questo.
Parliamo anche d'armenia, per cui proprio una settimana fa e' stato ucciso un giornalista che tentava di divulgare.
Parliamo anche di Ruanda ( mi sa che tu l'hai gia' fatto).
Allarghiamo la giornata della memoria a tutti i genocidi della storia.
Che mai piu' nulla del genere possa verificarsi...
ifona
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