sabato 17 marzo 2007

Dish of the day


Avrete sicuramente notato la deriva musicale che ha preso questo spazio negli ultimi tempi.
Segno delle attività poco rilassanti che sto svolgendo con maggiore intensità e che precedentemente avevo trascurato. La musica è il mezzo che, al momento, segue la direzione di alleggerimento dei pensieri e riempimento del mio tempo.
Tra le ultime appassionanti scoperte multimediali, posso inserire l'ascolto delle radio online autogestite. Ben oltre il mondo di pandora.com, sto spaziando da radio Colombia a radio autonoma Minnesota, con picchi di goduria nell'ascolto di Cincinnati's indipendent radio. Nei momenti in cui lo spirito MC si impadronisce di me, mi autonomizzo via youtube, cercando i brani che voglio ascoltare e scoprendo a cascata collegamenti inaspettati tra bands, cover e filmaker. Nell'impossibilità di gestire una radio, ho inserito nella colonna di sinistra una nuova voce, in cui inserirò ogni giorno (spero) musica nuova. Potrete trovarci di tutto, da Loredana Berté a Shostakovich, passando per Andre3000. Nei limiti del possibile cercherò di selezionare i video migliori o quelli con audio migliore, ma per quanto riguarda i video hip hop, mi arrendo all'inevitabile carico trash che li caratterizza. Per iniziare ho scelto un brano di quelli "over": sopra i tempi, sopra i generi, sopra i gusti. Feeling good, Nina Simone. Stupendo. Il video, in questo caso, non è affatto male: riprese amatoriali di un gruppo di giovani ad Highcliff, Inghilterra.
Buon ascolto.

martedì 13 marzo 2007

Amarcord


Il 1998 è stato un anno denso di successi radiofonici, quasi tutti appartenenti a quello che definirei "pattume radiofonico".
Ma era un bel pattume. Non ricordo un anno così fitto di successi che, per quanto commerciali, avevano un gradevole effetto hook.
Nel 1996 iniziai seriamente ad interessarmi al panorama musicale contemporaneo, decidendo di archiviare per un pò Beatles e Beach Boys.
Tra quelle canzoni, una delle prime che la mia memoria musicale ricordi è Your Woman, White Town. Era la scoperta di TMC2. Era il periodo in cui i cd iniziavano a diventare consumo di massa, l'mp3 era un'utopia e la musica la ascoltavi perchè compravi i dischi, perchè copiavi le cassette dagli amici (che compravano i dischi), o perchè guardavi TMC2 e, chi lo prendeva con l'antenna, MTV. Era insomma un periodo in cui la musica si cuciva addosso, caratterizzando momenti, riempendo ricordi. Avere un cd tra le mani era una soddisfazione ed ogni acquisto era ponderato dai più ferrei criteri selettivi. Non c'era neanche internet a suggerire. E che rabbia quando si sbagliava; quando compravi un cd che te lo eri prefigurato un capolavoro e invece aveva giusto il valore del singolo estratto. A White Town, con il suo Women in Technology, non diedi appello, eppure quel pezzo, your woman, mi riporta alla memoria nitidamente i pomeriggi del 1997.

martedì 6 marzo 2007

Saviano attack


Marzo 2007. Una strada nel centro storico di Napoli.

Make my real life melt into the floor


Feeling kinda lonely, with a vodka and coke
Feeling kinda lonely, underneath the strobe
I was... feeling kinda lonely
Boys are shaking, girls are rotating
Make my real life melt into the floor
Boys are shaking, girls are rotating
Make my real life melt into the floor

I must not give in. Who said?







I've never been to the USA
I am a slave for the minimal wage
Detroit, New York and L.A
But i'm stuck in the U.K.


That's all, folks


Inoltro un articolo che mi ha spedito un amico.


Poca cultura. E la creatività di un Paese svanisce.
di Francesco Alberoni

Se un Paese perde le sue radici culturali, la sua storia, la sua arte, la sua lingua diventa incapace di creare, e svanisce. Al tramonto dell'impero romano, gli artisti non erano più capaci di fare un ritratto, di scolpire una statua, nemmeno un capitello. E oggi io vedo, in Italia e in Europa, la stessa pericolosa decadenza della capacità di creare. L'Italia distrutta e povera del dopoguerra ha prodotto un grandissimo cinema e grandi scrittori come Moravia, Buzzati, Gadda. E pensiamo alla fioritura culturale francese con pensatori come Sartre, Camus, Barthes, Foucault, Morin. Ma non voglio annoiarvi con i nomi. Basta dire che questi due Paesi, anche da soli, davano un contribuito essenziale alla cultura mondiale.
Oggi non è più così. E non si può attribuirlo, all'improvviso irrompere di autori indiani, cinesi, giapponesi o arabi. Dobbiamo domandarci se non abbiamo compiuto qualche errore fatale.

Io penso di sì. L'abbiamo fatto quando abbiamo incominciato a disprezzare la nostra cultura, la nostra storia, la nostra scuola classica, la nostra filosofia, la nostra lingua, quando abbiamo rinunciato a prendere come modelli da imitare i nostri grandi personaggi. E quando abbiamo ristretto i programmi scolastici di italiano, di latino, di storia, di filosofia, a pensare che tutto si possa ridurre ad apparenza, immagine. A credere che la lingua, il pensiero razionale sistematico non siano più importanti e si possa fare ogni cosa improvvisando, e che basti un vocabolario di mille parole. E che la storia sia inutile, per cui anche i manager, i professionisti, i politici affermati spesso non sanno chi erano Giacobbe, Teodorico o Ruggero Bacone e, nonostante la mondializzazione, non sanno nulla della storia dell'India o della Cina.

Certo, conoscono i cantanti, i calciatori, i politici, seguono i talk show e sfogliano i giornali. Ma questo tipo di cultura non consente di leggere e di capire un qualsiasi libro serio di saggistica o di filosofia. E chi non sa leggere questi libri non saprà mai nemmeno scrivere. E nemmeno fare un progetto, perché non saprà pensare in grande e in modo logico e sistematico. Ma paradossalmente questa cultura non basta nemmeno a fare buoni programmi televisivi (che, infatti, ormai acquistiamo dall'estero) e film che si impongano nel mercato mondiale. Se non vogliamo svanire dobbiamo tornare a spostare tutti i nostri standard verso l'alto: verso il rigore, la cultura, la fantasia, l'eccellenza.

sabato 3 marzo 2007

Feeling kinda groovy, workin' on a movie




Tempo fa lessi un articolo su L'Espresso scritto da Steve Jobs, fondatore del gruppo Macintosh.
Chiuso il settimanale sulle gambe, quel signore mi lasciò in uno stato confusionale di emozione, speranza ed euforia. Non male per uno che di lavoro dovrebbe gestire i cartoni della Pixar.
Un concetto che emergeva dall'articolo era la potenzialità culturale che internet oggi rappresenta. Questo punto, la cui conseguenza è la priorità che i Governi stanno dando al ricoprire i propri territori con la banda larga, lo sto toccando con mano di recente.
Con i soliti pro- e contro- , internet oggi rappresenta un circuito infinito per scambiare informazioni ed essere bombardati di input. Spetta all'utente selezionare questi input e trasformarli in output originali che, probabilmente, senza gli input non sarebbero mai nati.
Questo video che vi ho proposto, raccattato da youtube, ha della pura genialità.
Penso sia nel campo dell'Arte moderna che il web possa offrire, allo stato attuale, il meglio di sé.
Dopo la dissacrante Merda d'Artista, l'arte di Haring che sfonda la tela e cola sulle città, le performance di Marina Abramovic, le instabilità mentali di Bruce Neuman, oggi l'Arte sembra dominata dalle video-installazioni. Che piacciano o meno, che siano comprese o che vengano spacciate come geniali perchè non comprese, le video installazioni lanciano input al mondo, sono portatrici di pure idee, per quanto ciò possa restare fine a se stesso.
L'accessibilità dei mezzi, delle idee, potenziate dall'utilizzo del web, la facilità con cui si può esprimere parte del proprio sé all'esterno, sono elementi che rendono l'arte attuale immanenza della realtà, del quotidiano.
Tutto ciò supera il concetto di pop e relega la pop art di Warhol alla nicchia di "arte facilmente fruibile" e nulla più.
Un video come quello di cui sopra ha del geniale perchè in pochi minuti mi concretizza un'idea; rappresenta una realtà profondamente diversa dalla mia e violentemente caratteristica di una cultura; rappresenta la percezione che un soggetto ha della propria stessa cultura; mi trasforma la banalità di un gesto reiterato all'infinito, da milioni di persone, in un momento di raccoglimento e di contatto tra due persone, una voce e un'altra voce; mi distorce la funzione propria di un oggetto, snaturandolo e dandogli nuova identità; rende attivo ciò che prima era passivo ed era stato inteso per restare passivo.
Questo input, raggiunto via web, sta producendo output in me.
Ovviamente è solo un pretesto per ribadire l'enormità di questo cubo di plastica che ho davanti, la relatività del concetto di Arte, e le potenzialità che albergano in ciascuno di noi.