venerdì 29 dicembre 2006

Arto save the Queen


Tra gli ultimi accadimenti di rilievo ascrivibili alla sfera pseudo artistica, vorrei riportare brevemente l'esperienza da me vissuta nella pausa natalizia: il concerto di Arto Lindsay, presso il teatro Mediterraneo di Napoli.
Arto Lindsay è amico di Sakamoto, collaboratore di Sylvian, una controparte musicale dei Velvet Underground nei giorni di tossico splendore di New York City.
Tutto promette bene. Raccolgo informazioni dalle mie risorse web e inquadro il personaggio come sperimentatore, intellettuale, con un certo snobismo intrinseco. Una sorta di Franco Battiato d'oltreoceano. Quello che ci vuole per lavarsi via materialismo, buonismo, consumismo e tutti gli -ismi caratterizzanti il Natale.
L'esperienza si presenta subito più ambigua e amara del previsto.
Poche e selezionate persone si accomodano su poltrone color porpora, alternate a casse audio che separano gli ambienti e lasciano intuire che questo Lindsay è uno che sperimenterà anche con noi. Tra spettatori appartenenti ad un'ostentata borghesia radical chic, con circa 40 minuti di ritardo, entra in scena Arto. Noto di essere involontariamente intonata all'ambiente, nel mio stendhaliano rosso e nero a righe.
Un coro di 4 ragazzi e 4 ragazze si affianca ad un signore di colore, massiccio, e ad un proto punk smilzo, che sembra essere stato scaraventato nel teatro Mediterraneo direttamente da Piccadilly Circus, probabilmente a sua insaputa. Arto ringrazia il pubblico partenopeo, le luci si affievoliscono e inizia uno strano rumore elettronico, fastidioso.
Ora, non so bene come potrebbe essere descritto il concerto, se non come una molesta litania di rumori, il cui unico nesso è essere distanti dal concetto di armonia. Le voci del coro producono ripetizioni seriali e monocorde di vocali, alternate sporadicamente a qualche suono finto-orgasmico e a flatulenze vocali, il tutto farcito di suoni campionati simil-new age, con imbarazzanti interventi chitarristici di Arto.
E' musica. E' arte. E' più dell'arte e della musica, è innovazione, è esplorazione di nuovi confini, è un Escher musicale, è un Picasso acustico, è il rinnovo del dadaismo. E'.
All'uscita del teatro, quando tutti eravamo più che determinati nel mettere sotto l'albero di Natale un bel cd di Arto Lindsay per la nonna, mi vengono in mente i Bauhaus, la loro inflessibile lucidità, e i Devo ("we're not men, we're Devo!"). Mi vengono in mente un milione di motivi per cui la loro musica resterà.
Riesco a trovare dei motivi da attribuire ad Arto Lindsay, nel nome del puro concetto di Arte, nel nome dell'evoluzione culturale.
Ma alla fine, avendo elementi interpretativi, tutto è apprezzabile o comunque tutto è giustificabile.
Dell'esperienza sopravviverà l'ilarità nel sapere che Arto, essendo artista concettuale, disapproverebbe una cosa così volgarmente materiale come questo intervento.
Pace ad Arto and save the Queen.

Papa, was ist der Islam?


Il 2006 si chiude per me con la fine della lettura de "L'Islam spiegato ai nostri figli", gradevole libretto di Tahar Ben Jelloun, giornalista e scrittore, noto per i suoi slanci divulgativi a favore della giovane età, che poi giovane non è mai, visto che traiamo tutti beneficio dalla semplicità comunicativa dell'autore, mascherata da necessità imposta dal target del lettore.
Sarebbe interessante regalare una copia di questo libro a tutti gli americani fobici.
Almeno si darebbe soddisfazione all'autore (non solo economica), che ha scritto questo lavoro nel 2001, dopo il fatidico settembre, con lo scopo di demistificare e ripulire molte delle credenze occidentali sulla sua cultura. Ho scoperto che cifr è una parola interessante, che mi ha richiamato alla mente la paternità araba del concetto di zero. Ho scoperto quanto sia relativo il nostro concetto di "storia". Ho intuito che arriverà, in futuro, un giorno in cui le culture orientali e medio-orientali torneranno a contaminarci, influenzarci, a dettare rinnovati canoni.

Back to blog. Was: Immacolata Concezione


Finalmente Blogger ha fatto un regalo post-Natale anche a me: ha ripristinato l'account che ho per scrivere su questo blog. La mia assenza degli ultimi tempi è stata causata dalla furbizia dei gestori di blogger, che per Natale si sono divertiti a fare un trasloco biblico di tutti i loro utenti.
Tutto ciò ha causato un intenso formicolio delle mie dita, pronte a scrivere del grottesco arresto di Scaramella presso l'aeroporto di Napoli, pronte ad inoltrare il sito della British Airways con le pracauzioni da prendere qualora vi venisse in mente di essere stati contaminati dal polonio210, pronte a raccontarvi la vera storia del Natale, pronte ad aggiornarvi sulle vendite di Gomorra (Roberto Saviano) a LaFeltrinelli. Blogger non ha voluto e forse è meglio così, però una cosa ve la dico, visto che siamo ancora in tema natalizio e i panettoni non sono ancora scontati nei supermercati. Riflessione sotto l'albero:
"Molti ritengono che l'espressione - immacolata concezione - si riferisca al fatto che Maria ha concepito suo figlio Gesù senza peccato originale. Si tratta di un errore, dato che il dogma si riferisce al concepimento di Maria, e non a quello di Gesù". Wikipedia

martedì 19 dicembre 2006

Christmas Present


Sulla sinistra, alla voce Outlook, troverete un nuovo link. E' un collegamento al web album di google che ho creato in questi giorni per condividere un pò di immagini, riproduzioni, fotografie e mie personali raccolte fotografiche. Le immagini sono un ottimo mezzo di comunicazione non verbale. Conto di aggiornarlo nel tempo. Suggerimenti sempre ben accetti.

giovedì 7 dicembre 2006

De coglionibus. L’Italiano: una lingua femminista?


A seguito di confronti linguistici che mi hanno vista coinvolta nell’ultimo anno, ho scoperto che osservare una lingua dall’esterno e smontarne i pezzi può essere più divertente del dare tutto per scontato, inflazionato ed abusato.
Parliamo ad esempio dell’utilizzo degli attributi sessuali maschili e femminili nella lingua italiana. Abbiamo, in quanto italiani, una certa venerazione per le gonadi maschili. Riusciamo ad infilarle in ogni discussione, di qualsiasi tenore e qualsivoglia registro. Partiamo dall’evergreen “che palle!” per giungere al più analitico “che due coglioni!”. La politica ci insegna che le gonadi maschili possono essere usate anche come insulto: “ Chi vota per la sinistra è solo un coglione”. Per intendere un’azione sbagliata e poco vantaggiosa siamo soliti usare “coglionata”. Volendo ampliare l’attenzione dalle gonadi all’intero apparato, possiamo ricordare il famoso “col cazzo”, espressione usata come rafforzativo ad intendere “mai e poi mai”. Insomma, da qualsiasi punto la si osserva, gli attributi maschili sono sempre usati in un contesto negativo (la noia, sbagliare qualcosa, l’essere stupidi, l’esclusione categorica).
E quelli femminili? “Figa” e “figata” sono termini comuni nel nostro lessico. A parte l’espressione usata per fare un apprezzamento estetico, “figa” è usato spesso con l’intento di comunicare l’adeguatezza di una persona, il suo essere “trendy”, in armonia con il contesto. “Figata”, ugualmente, connota un pensiero, un’azione, un prodotto positivo, bello, divertente, ben riuscito, giusto. E’ l’equivalente italiano dell’anglosassone “cool” o “fly”. Ma perché noi avvertiamo questo bisogno incontrastato di tirare in ballo l’anatomia? Dipende dalla latitudine (ma qui gli USA, Australia e Nuova Zelanda smentiscono)?
Traiamo le somme: attributi maschili, sempre in senso negativo; attributi femminili, solo con significato positivo. Che l’italiano sia una lingua intrinsecamente femminista?

martedì 5 dicembre 2006

Fair trading, faking trading, responsabilità sociale e analisi critica



Libera estrapolazione da un articolo di Leonardo Becchetti apparso su LaVoce, in data 17 novembre 06. Non è noioso, basta chiudere quel morbo dilagante di messenger e focalizzare anche solo 3 neuroni su un'unica cosa per meno di 8 minuti.


"L’ultimo rapporto della European Fair Trade Association indica che il fatturato derivante dalle vendite di prodotti equo-solidali è cresciuto del 20 per cento all’anno dal 2000 al 2005, seppur partendo da livelli contenuti. .... Il commercio equo e solidale è soltanto un esempio di un più vasto fenomeno: l’importanza crescente di elementi di responsabilità sociale nelle scelte di consumo e di risparmio dei cittadini. Si tratta in sostanza di un’estensione e di un perfezionamento della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, e dunque della democrazia economica, secondo un principio di azione dal basso che ha portato alcuni manuali a ridefinire l’azione di consumo dei cittadini nel tradizionale schema del circuito del reddito come "voto con il portafoglio". Si definisce generalmente "equo-solidale" la gamma di prodotti, in prevalenza tessili e alimentari, che arrivano sul mercato attraverso una filiera produttiva che incorpora specifici elementi di responsabilità sociale e ambientale. .... Il commercio equo e solidale offre un’opportunità alternativa che aumenta il potere contrattuale dei produttori e realizza quindi efficacemente un’azione di institution building sopperendo così all’assenza di un’antitrust internazionale in questi settori. Ma anche al di là di questa riflessione, se consideriamo i prodotti come beni contingenti, ovvero come insiemi di caratteristiche fisiche e immateriali, è possibile concepire il commercio equo-solidale come l’apertura di un nuovo mercato e un processo di innovazione di prodotto che aumenta la soddisfazione dei consumatori, in particolare di quelli con preferenze orientate alla responsabilità sociale, e il loro gusto per la varietà. In questa prospettiva, il commercio equo e solidale rovescia il tradizionale suggerimento di dare valori al mercato dando un mercato ai valori, ovvero incorporando i valori all’interno dei prodotti venduti. .... È molto interessante osservare la dinamica che il fenomeno equo-solidale ha generato in termini di concorrenza tra imprese che offrono prodotti finiti ai consumatori del Nord. L’ingresso dei "pionieri" equo-solidali ha rivelato l’esistenza di una quota di mercato non trascurabile di consumatori che, assieme ai tradizionali criteri di qualità e prezzo, sono attenti anche alle caratteristiche socioambientali dei prodotti. Ciò ha spinto gli attori tradizionali (grandi marche concorrenti e grande distribuzione) a imitarne parzialmente il comportamento, inserendo nella loro gamma alcuni prodotti del commercio equo e solidale. Se, da una parte, ciò ha avuto il merito di allargare il mercato di sbocco dei prodotti, dall’altra ha generato conflitti di interesse tra marchi, importatori e rivenditori esclusivi ("botteghe del mondo"), con i primi più propensi a collaborare con gli imitatori per ampliare la loro attività commerciale.
L’esplosione della moda dei prodotti equo-solidali e, più in generale, del consumo socialmente responsabile non comporta solo opportunità, ma anche rischi. L’offerta di prodotti con le caratteristiche dichiarate è necessariamente limitata, e il suo progressivo allargamento è costoso oltre a dipendere dalla definizione e dall’individuazione di nuove filiere. È perciò possibile che nel frattempo si determino eccessi di domanda. Il rischio è che ne derivi la tentazione per gli importatori di battezzare come equo-solidali prodotti che provengono da filiere tradizionali. E dunque il pericolo di danni rilevanti per la reputazione dell’ interno settore.
Il tempo dirà se le potenzialità prevarranno sui rischi e sui limiti." (www.lavoce.info)

Aiutati, che Dio ti Aiuta


Vi serve un libro fuori produzione?
Volete togliere gli afidi dal geranio della vicina e vorreste essere pagati per questo?
Vorreste imparare un'altra lingua ma non avete i soldi per un corso privato?
Siete alla ricerca di un account gmail perchè tutti i vostri amici lo hanno ma nessuno vi vuole regalare il 49esimo invito (e magari vi sbeffeggiano pure)?
Avete un monitor vecchio, vi dispiace buttarlo e non sapete a chi darlo?
Non dormite più dopo aver perso il poster degli INXS e non sapete dove ricomprarlo, perchè neanche a bidonville si trova?
Vi siete svegliati con tanta pazienza, amore e dedizione da dedicare al Mondo ma non sapete come mettere a frutto la cosa?
Se siete alla ricerca di qualcosa o volete offrire qualcosa, visitate www.favorville.com
Il sito è organizzato per aree tematiche e per zone geografiche, si passa dalla community italiana a quella dell'Alaska.

lunedì 4 dicembre 2006

Sun in an Empty Room


Contingenza vuole che non abbia il giusto tempo per poter scrivere qualcosa di mia mano sulla vicenda, ma l'accaduto merita una riflessione e ulteriore rilievo.
Vi sengalo le parole di Luca Sofri sull'argomento.


"La cosa che all'inizio fa più impressione della storia di Malachi Ritscher è la foto, diffusa ovunque quando si è cominciato a parlare di lui. Lui tiene alto questo cartello “Portate gli USA verso la pace”.... Dietro di lui c'è una fila di poliziotti in impressionante assetto da guerriglia. La scena sembra quella di un film, tanto che Ritscher, il suo aspetto, il cartello sollevato, suggeriscono si tratti di un viceregista che stia segnalando alle comparse l'avvio delle riprese. C'è qualcosa di freddo, professionale, in quella che è invece una appassionata e sentita protesta contro la presenza americana in Iraq.
“Siamo diventati più preoccupati delle partite in tv e delle suonerie dei telefonini che del futuro del mondo”, ha scritto Ritscher in una lunga lettera. Poi, alle sei e mezzo del mattino del 3 novembre, è andato in una piazza nella parte meridionale di Chicago, vicino a una statua che rappresenta “la fiamma del Millennio”, ha acceso una videocamera, si è coperto di benzina e si è dato fuoco. Aveva 52 anni. I pendolari che stavano andando al lavoro come ogni mattina si sono trovati davanti le fiamme e il suo cartello “Non uccidere”.
Ma come Ritscher aveva prefigurato nel suo messaggio, nessuno si è davvero accorto di lui. Il giorno dopo, sul Chicago Sun-Times, una breve raccontava di un uomo suicidatosi con la benzina nei pressi dell'uscita di Ohio street della superstrada Kennedy, la mattina precedente. L'uomo non era stato ancora identificato. Nient'altro. Prima che la morte di Ritscher, le sue ragioni, la sua speranza di diventare il manifesto di un'ingiustizia fossero comprese da qualcuno ci sono voluti giorni e settimane.
La storia del suicidio come forma di protesta politica non violenta (ed estremamente violenta) è lunga. Solo restringendo i ricordi a chi si diede fuoco - ed escludendo Bobby Sands e i suoi, per esempio - sono entrati drammaticamente nella storia i gesti dei monaci buddisti contro la repressione della loro religione nel Vietnam del sud, nel 1963, e di Jan Palach. Dal 1965, diversi americani si diedero successivamente fuoco contro la guerra del Vietnam: la prima di loro, Alice Herz, aveva 82 anni. .... Ancora tre giorni prima che toccasse a Malachi Ritscher, un mese fa, l'ex parroco luterano di Erfurt in Germania, Roland Wei§elberg, è morto delle ustioni che si era procurato per segnalare il pericolo della diffusione in Europa dell'Islam.
Gli studiosi dell'autoimmolazione e dell'ormai ricca fenomenologia del genere sostengono che alla scelta di togliersi la vita concorrono sempre elementi psicologici estranei ai motivi della protesta, per quanto siano sentiti questi ultimi. I giornali di Chicago e poi i media nazionali hanno cominciato a incuriosirsi alla storia di Malachi Ritscher dopo che alcuni blog avevano capito la singolarità e drammaticità del suo suicidio e soprattutto dopo che tra i siti pacifisti era cominciata una discussione sulla sua eventuale figura di martire della causa contro la guerra in Iraq. Hanno intervistato il figlio di Ritscher che ha raccontato che suo padre era molto depresso e potrebbe aver deciso di dare un senso e una causa a un desiderio di togliersi la vita legato a cose più personali. E il vuoto in cui sembrava essere caduta la sua protesta aggiunge tristezza e fallimento alla sua vita complicata di genio e sregolatezza: musicista jazz notissimo nella scena musicale di Chicago, pittore, poeta, con un Q.I. assai superiore alla media, ma occupato in lavori saltuari e insoddisfacenti e con una storia familiare di fallimenti e una personalità difficile da afferrare. Molto solo, raccontano i tanti che lo vedevano e lo frequentavano ai concerti e nei locali della città....
...Pochi giorni dopo la morte di Ritschler, un amico ha ricevuto alcune sue cose e l'incarico di badare allo sterminato archivio di registrazioni che Ritschler aveva care. Fino a che non si sarà deciso cosa fare della sua morte, è quello che resta di lui, assieme alla frase con cui conclude la sua lettera d'addio.
“Il vostro futuro sarà ciò che scegliete che sia”. " (Luca Sofri)

domenica 3 dicembre 2006

With a Little Help from my Friends

A breve questo blog sarà scritto a 4 mani.
Il coautore, immarcescibile compagno di vita, indefesso segaiolo mentale, interprete del fisico e metafisico, ha inquadrato perfettamente il senso di questo spazio e contribuirà al posting con il suo libero pensiero. La firma, mia o sua, comparirà alla fine di ogni scritto.

venerdì 1 dicembre 2006

Here we go round again...




Oggi, giornata mondiale per la lotta all’AIDS, qual è la situazione globale?

“Rapporto dell’OMS sulla diffusione del virus: 40 milioni di persone contagiate nel mondo, di queste la maggior parte nell’Africa sub-sahariana: 24,7 milioni (pari al 63%). Nell’ultimo anno sono stati registrati 4,3 milioni di nuove infezioni e 2,9 milioni di decessi. In Africa nel 2010 un giovane su tre morirà di Aids prima di arrivare a trent’anni.” (fonte: skynews24)

Con quali modalita' si e' diffuso l’ HIV nel mondo?

“Il virus HIV si e' diffuso nelle diverse aree geografiche con modalita' diverse, legate alle differenti realta' sociali. Ad esempio, in alcuni paesi dell'Africa centrale e meridionale, l'infezione si e' propagata velocemente interessando un'ampia parte della popolazione senza differenze tra i due sessi, in quanto il contagio e' avvenuto prevalentemente per via eterosessuale.” (fonte: anlaids.it)

In Africa è conosciuta l’esistenza e l’utilizzo del condom?

“La posizione della Chiesa ha provocato forti reazioni nel mondo laico, da parte di chi ritiene che vietando ai fedeli l'uso del preservativo, essa contribuirebbe indirettamente alla diffusione dell'AIDS, soprattutto in Africa, dove le vittime sono numerosissime (500 al giorno) e l'influenza della Chiesa non è trascurabile.
Ad esempio, nel Febbraio dello scorso anno, le autorità della Chiesa Protestante e di quella Cattolica si sono opposte alla costruzione di una fabbrica di preservativi in Kenya, per paura che ciò avrebbe incoraggiato "immoralità e promiscuità". Coloro che criticano questo atteggiamento, sottolineano che non si può astrarre un principio morale dal contesto sociale, facendo in modo che milioni di persone rimangano indifese di fronte all'HIV.” (fonte: comodo.it)

Ma che posizione ha la Chiesa?

Il cardinale Ratzinger, nella “Istruzione sul rispetto della vita umana nascente”, scrisse che “ciò che è tecnicamente possibile non è per questo moralmente ammissibile”. Non esiste dunque nessun caso in cui la Chiesa consenta l'uso di contraccettivi, né tra un uomo e una donna non sposati, né tra due uomini, visto che questi comportamenti sono ugualmente condannati.” (fonte: comodo.it)
“La Chiesa è contestata perché non farebbe abbastanza per aiutare le popolazioni africane a proteggersi contro terribili malattie infettive come l’Aids, in quanto irrimediabilmente ostile proprio alle precauzioni nei rapporti sessuali, e in particolare all’uso dei condom.” (fonte: ilsole24ore.it)

Come andiamo a sensi di colpa?

Il diffondersi dell’Aids preoccupa Benedetto XVI. Lo ha dichiarato il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, incaricato dallo stesso Pontefice di portare avanti uno studio e un dossier sul preservativo.
L’alto prelato ha inoltre precisato che è stato lo stesso Santo Padre a chiedere “di condurre su tale tema un dialogo con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Seguendo il suo desiderio, abbiamo compiuto uno studio accurato sul preservativo tanto dal punto di vista scientifico quanto dal punto di vista morale, e abbiamo consegnato il nostro studio (più di cento pagine, anzi quasi 200) alla Dottrina per la Fede, che lo sta esaminando”.
Non è ancora certo se e quando il documento verrà pubblicato e se introdurrà qualche elemento di permissività (all’interno di una coppia di coniugi, di cui uno sieropositivo). Tuttavia Barragan precisa che lo studio sul profilattico come mezzo di prevenzione per l’Aids non modifica la tradizionale idea e la netta contrarietà che la Chiesa ha sempre avuto nei confronti dei rapporti prematrimoniali.” (fonte: skynews24)

Un’ultima perla di saggezza.

“Il presidente americano George W. Bush, in occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids, ha ribadito l'impegno degli Stati Uniti nella lotta mondiale contro la malattia e ha sostenuto che l'astinenza sessuale è "l'unico mezzo sicuro" per evitare la diffusione del virus Hiv, all'origine della malattia.” (fonte: Repubblica.it)